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creare il successo
Domenico De Masi: riflessione sulle iniziative di successo-creare un nuovo businness
Si può avere una grande idea, ma bisogna intuire dove tira il vento per realizzarla al meglio e buttarsi sui mercati giusti e con il miglior tempismo.
Non basta la buona volontà e neanche l’ardire. Per aprire una nuova strada, invadere un mercato inesplorato o rinnovarsi occorrono doti di trasformismo.
E le giuste informazioni per capire, prima degli altri, che direzione prendere. Verso quei Paesi che offrono un magico mix di creatività e opportunità. Principi che valgono nella vita di tutti i giorni. Anche per chi resta dov’è.
Per avviare iniziative di successo non basta avere coraggio e lanciarsi a capofitto nell’impresa. Occorre essere consapevoli della complessità che oggi caratterizza l’innovazione e sapersi inserire al momento giusto negli spazi offerti dalla ricerca e dal mercato.
Spesso si sente ripetere che non è più tempo di posti fissi, che ormai ognuno deve cavarsela da solo, che ai giovani occorrono intraprendenza e coraggio per inventarsi un nuovo mestiere facendo leva sulla propria creatività.
Ma il colpo d’ala e la buona volontà non bastano per suscitare l’intraprendenza e per tradurla in business. Persino le grandi aziende, con laboratori fantascientifici e con schiere di ricercatori, sono spesso a corto di idee: non sono stati i produttori di macchine per scrivere meccaniche a inventare quella elettrica; e a loro volta non sono stati questi ultimi a ideare quelle elettroniche; e non sono stati i costruttori di valvole a creare il transistor. Ma, allora, chi l’ha fatto? Dove sono nate queste idee? Chi si è dimostrato capace di trasformarle in prodotti, e in affari?
Tranne casi eccezionali, di felici intuizioni impreviste, le idee non sbocciano all’improvviso nella mente di persone sprovvedute ma rappresentano il punto d’arrivo di un lungo processo creativo. A molti saranno cadute in testa mele ma solo Isaac Newton seppe trarne la teoria dei gravi perché da anni andava riflettendo su questo problema della fisica.
Oggi il lungo cammino dell’innovazione creativa presenta regolarità e tappe quasi obbligate, in cui può inserirsi l’intraprendenza di una persona che abbia l’abilità di informarsi e il bernoccolo dell’imprenditorialità.
Generalmente sono le università che, attraverso la cosiddetta ricerca pura, danno avvio al processo mettendo a segno una scoperta capace di spalancare nuovi campi d’azione. Quando, ad esempio, nella metà del secolo scorso, Francis Crick e James Watson trovarono la struttura del dna, aprirono il cammino a migliaia di altri ricercatori che, da quella scoperta generale, partirono con i loro studi applicati per approdare a risultati più pratici e immediatamente. Così, proseguendo nell’esempio, dalla rivelazione della struttura del dna sono partire migliaia di ricerche microbiologiche per curare il cancro, prevenire l’obesità, bloccare le patologie ereditarie, migliorare il metabolismo, persino per determinare il colore della pelle e degli occhi.
Elaborata la formula di un farmaco o la composizione di un nuovo materiale e creati i prototipi, occorre che qualcuno sia pronto a trovare e investire i capitali necessari per comprare il brevetto e sfruttare la scoperta riproducendone i risultati in grandi serie. Ciò richiede che si apprestino gli strumenti finanziari, si progetti e si costruisca la fabbrica necessaria, si addestrino i lavoratori, si formino i dirigenti, si dia luogo alla produzione nella misura indicata da un buon marketing preventivo.
Quando, infine, il nuovo prodotto è pronto in migliaia di esemplari. Occorre diffonderlo attraverso opportune campagne di comunicazione e distribuirlo attraverso una rete di vendita capillare.
In ognuna di queste tappe, come ho detto, una persona intraprendente può inserirsi per acquisire il brevetto, reperire i capitali, organizzare la fabbrica, effettuare ricerche di mercato, pubblicizzare il prodotto, venderlo.
In ognuna di queste tappe vi è lo spazio per rischiare in proprio come imprenditore o offrirsi sul mercato come dipendente. Dunque, per cavarsela da soli, come hanno fatto in Italia e all’estero migliaia di pionieri, non basta il coraggio: occorrono informazione tempestiva e professionalità adeguata.
Approfondimento
In un libro intitolato Creative experience, che risale addirittura al 1924, una grande teorica dell’organizzazione, Mary Parker Follert, esaminò dettagliatamente i fattori che ostacolano o accelerano il fluido andamento del processo creativo. A suo avviso, la «psicologia dell’invenzione» richiede che nessun soggetto in gioco cerchi di sopraffare gli altri e occorre che la burocrazia non ostacoli le diverse tappe della creatività. Sono invece necessari l’integrazione fra tutte le fasi del processo creativo e un clima favorevole alla diffusione delle informazioni, all’eliminazione della paura di sbagliare, all’attrazione dei cervelli migliori, alla protezione dei partecipanti caratterialmente più deboli. In sintesi, occorre quella sintonia e quella comune lunghezza d’onda grazie alle quali è più facile cogliere le minime opportunità, che spesso si rivelano risolutive.








